Storia
 
Antichi tessuti meravigliosi
Lo splendore di antiche stoffe.
 
 
   
In Nadir Scià, uno dei più esotici romanzi d’inizio secolo del Salgari, il vecchio servo che nel rogo della reggia dei re corre qua e là per salvare con il piccolo principe, anche alcuni preziosi arazzi, era zoppo ma non matto.
Sfidava le fiamme e i molti sicari che si aggiravano nella notte ebbri di sangue e di bottino, perché con quei tesori trasportati attraverso innumerevoli avventure in una inaccessibile caverna degli Urali, avrebbe ricostruito una piccola, ma non per questo meno splendida, reggia; tant’è la forza evocatrice e l’irresistibile incantesimo che promana da un prezioso tappeto e da un arazzo anche se stesi su terra nuda o roccia di caverna.
Perché mettere un arazzo al muro è aprire una visione sulle infinite regioni dell’immaginario: lì fra brividi serici vivono acque, sorgenti da rocce incantate, fregi orientali di improbabili fiori o chimere, unicorni e altri meravigliosi animali, assieme a Diane di una assassinante bellezza.
Insomma con l’arazzo subentra, dov'era un muro, l’immaginario reso visibile; si aggiunga poi che con i tappeti un pavimento diventa una regione di morbidezza, di colori e di segni incantati ed ecco che la mostra  dei “Tessuti meravigliosi“ rende vivo splendore agli immensi spazi del padiglione dentro al quale nelle tenebre più assolute prende forma un altro mondo incantevole.




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