Partendo dall'idea che la natura del mondo non possa essere ridotta ad unità fondamentali, ma che risulti interamente comprensibile la coerenza dei suoi elementi ognuno con se stesso e reciprocamente fra di loro, le immagini simboliche di Fabrizio Ruggiero possono servire da supporto all'anamnesi, quel processo per cui, secondo Platone "l'anima in presenza delle cose sensibili ritrova se stessa".
L'artista costruisce immagini simboliche principalmente sotto forma di Trompe-l'oeil. Per indurre una riflessione sulla percezione connessa con l'intera immagine che abbiamo dell'Universo, gioca con quella che Sir Aby Warburg ha definito Denkraumverlust, la tendenza dello spirito umano a confondere i segni con la cosa significata, il nome con gli oggetti che designa.
In un labirinto di buio e musica, Fabrizio Ruggiero percorre e fa percorrere al visitatore l'itinerario fantastico della propria e dell'universale evasione dalla dimensione del reale, in una rappresentazione concettuale che spazia tra creatività e tradizione, in un incontro tra il futuro e le radici dell'uomo.
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